La valle

Val Vigezzo

La Val Vigezzo (Val Vigèzz in lombardo occidentale) è una delle sette valli che si diramano dalla Val d'Ossola e mette in comunicazione l'Italia con la Svizzera (Canton Ticino).

La Val Vigezzo si differenzia dalle altre valli ossolane per la sua particolare orografia, unica in Piemonte. Non è infatti una valle percorsa dal corso di un torrente dalla testata allo sbocco, con gli abitati posti a diverse altezze, bensì da due torrenti che scorrono in sensi opposti generando un'ampia vallata pianeggiante nella quale sorgono i comuni principali.

La valle quindi non ha una fine e appare come un corridoio di origine glaciale, un dolce altopiano situato intorno agli 800 metri di quota, che scende bruscamente sui due versanti opposti.

Il clima della valle è salubre ed ideale per un turismo di ogni età.

Brevi cenni storici

La Val Vigezzo fu dapprima popolata da popolazioni di origine celtica, in gran parte Leponzi e Insubri. In seguito alla caduta dell'Ossola sotto l'invasione romana, dopo la Guerra Alpina dell'8 a.C. la Val Vigezzo vide in Santa Maria Maggiore il maggior fulcro politico, amministrativo e giuridico. Lavalle fu popolata in seguito alla caduta dell'impero romano e alle continue invasioni barbariche, che costringevano alla ricerca di luoghi più sicuri. Tra il 1014 ed il 1381 divenne una confederazione autonoma protetta dal Comune di Novara. Successivamente passò in mano ai Visconti, che si garantirono così il controllo della via che congiungeva il Passo del Sempione con il Canton Ticino.

La peculiarità di essere valle di transito ha contraddistinto marcatamente il suo passato, portando alla formazione e successiva emigrazione verso le città italiane ed europee di molti lavoratori svincolati dall'economia di sussistenza tipica delle vallate alpine come spazzacamini, fumisti, pittori e professionisti. Ancor oggi rimangono testimonianze di ciò ed è visitabile a Santa Maria Maggiore il Museo dello Spazzacamino e la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, oggi adibita a Pinacoteca.

Il miracolo della valle - Il Santuario di Re

Correva l'anno 1494. Re allora era solo uno dei tanti piccoli villaggi sparsi lungo la vallata. Una piccola chiesetta sorgeva vicino all'abitato e sua sulla facciata, sotto un portichetto, era affrescata una Madonna col Bambino. Quel martedì 29 aprile, sul far della sera un certo Giovanni Zucono, che poi i paesani chiamarono Zuccone, si trovava lì vicino con altre persone, riunitesi per giocare a piodella (gioco che consisteva nel tirare un sasso appiattito, la "piodella", contro un cilindro di legno su cui ognuno aveva posto una moneta; vinceva chi riusciva a far cadere le monete vicino al proprio sasso). Quel giorno lo Zuccone era sfortunato e continuava a perdere; stizzito, si girò e tirò la pietra contro la chiesa, colpendo proprio il ritratto della Vergine. Subito pentitosi dell'atto sacrilego, fuggì via. Il giorno dopo un fedele, toccando 1'effige in atto di devozione, si accorse che questa perdeva sangue dalla fronte. Prontamente accorsero il curato del villaggio e tutti i paesani, gridando al miracolo. II sangue continuava a sgorgare abbondantemente ed emanava un intenso profumo. Per giorni venne raccolto in pezze di tela che il parroco ripose in un calice, fino al 18 maggio, quando il prodigio cessò. I devoti accorsero a centinaia da ogni regione; molti ammalati e disgraziati si ritrovarono guariti. Le autorità civili e religiose attestarono il miracolo. Nel 1894, quattrocentesimo anniversario del miracolo, si decise di realizzare un tempio grandioso, portato a termine nel 1958. In un tabernacolo sul retro dell'altare sono conservare in un'ampolla di cristallo pezzuole di stoffa intrise del sangue miracoloso. Testimonianza della grande devozione popolare sono le centinaia di ex voto che tappezzano le pareti della Basilica. La festa del miracolo si svolge ogni anno dal 29 aprile al 1 maggio, con un pellegrinaggio a piedi da Domodossola.